Cos'è un'ingiunzione fiscale
L'ingiunzione fiscale è un atto con cui un ente locale (Comune, Regione) o una società di riscossione locale ti chiede in via "esecutiva" il pagamento di un tributo non pagato (di solito TARI, IMU, TOSAP, canoni). È un parente stretto della cartella esattoriale, ma viene emessa direttamente dal Comune o dalla sua concessionaria di riscossione, saltando AdER.
Ha gli stessi effetti pratici di una cartella: se non paghi o non ti opponi nei termini, l'ente può attivare procedure esecutive (fermi, pignoramenti).
Cosa controllare
- Quale tributo è contestato (TARI, IMU, ICP) e per quali anni.
- Gli atti presupposti citati (avvisi di accertamento). Se non li hai mai ricevuti, è un buon motivo di opposizione.
- Le sanzioni e gli interessi applicati.
- La concessionaria che ha emesso l'atto (se diversa dal Comune).
Le tue opzioni
- Pagare entro 30 giorni.
- Rateizzare secondo il regolamento del Comune (di solito fino a 24 rate, con criteri variabili da Comune a Comune).
- Opposizione alla Corte di Giustizia Tributaria per tributi (entro 60 giorni), al Giudice Ordinario per crediti non tributari (entro 30 giorni).
Domande frequenti
L'ingiunzione segue le stesse regole della cartella?
Negli effetti esecutivi sì, ma nel procedimento ha caratteristiche proprie. Verifica termini e foro competente caso per caso.
Posso chiedere il 'saldo e stralcio'?
Dipende dal Comune. Molti enti locali deliberano periodicamente forme di definizione agevolata. Vale la pena chiedere all'ufficio tributi.
Il debito è prescritto?
TARI, IMU e tributi locali si prescrivono in 5 anni dalla scadenza. Se ti contestano anni più vecchi, hai un motivo solido per opporti.
In sintesi: 30 giorni, verifica anni e atti presupposti, valuta rateazione comunale e opposizione se hai vizi formali o sostanziali.